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- Non c’è dubbio che il COVID abbia già cambiato molte abitudini nella nostra vita personale e lavorativa. Stiamo imparando ad

Non c’è dubbio che il COVID abbia già cambiato molte abitudini nella nostra vita personale e lavorativa. Stiamo imparando ad affrontare il virus e i relativi vincoli che porta nelle nostre attività quotidiane. Non c’è inoltre dubbio che qualche cambiamento stia diventando abitudine che sopravvivrà ai tempi della pandemia, perché abbiamo scoperto che sono abitudini positive. Come ho scritto in un precedente articolo, abbiamo imparato un modo diverso di lavorare, nuovi ritmi e nuova organizzazione delle nostre giornate. Molte aziende sono state costrette a convertire, improvvisamente, tutto il personale la cui presenza in fabbrica o in ufficio non era fondamentale, in lavoratori remoti, e trovare nuovi modi per mantenere il livello di connessione cui erano abituati quando tutti erano nello stesso posto. Tutti i clienti con cui ho parlato, aziende di rilievo in diversi settori industriali, hanno detto che non è stato facile, ma che in qualche modo ha funzionato. Apparentemente ha funzionato a sufficienza dal momento che molte aziende stanno pianificando di non tornare ai livelli di personale in loco pre-COVID. Avere persone che lavorano da remoto ha alcuni effetti positivi: la riduzione dei costi prima di tutto. I costi di energia, pulizia, climatizzazione (per non parlare del trasporto o dell’impatto in termini di CO2) sono significativi e possono essere drasticamente ridotti con un impatto apparentemente esiguo sull’efficienza, così da rendere il bilancio complessivo positivo. Personalmente sono ancora un po’ scettico e non credo che tutti gli annunci di conversione permanente al lavoro a distanza saranno confermati nel lungo termine, ma sono sicuro che una parte di essi lo sarà e che le aziende dovranno investire in strumenti di collaborazione per ridurre al minimo l’inefficienza che la distanza crea.
Nel momento dell’emergenza il problema è stato risolto utilizzando gli strumenti standard e generici che tutti utilizzavano già. MS Teams e Zoom sono stati tra i più utilizzati, insieme a WhatsApp o Hangout: fondamentalmente gli strumenti che le persone stavano già utilizzando per comunicare nelle loro attività personali o di ufficio. A volte le persone hanno cercato di adattare lo strumento alle specifiche esigenze (ad esempio creando più team per cercare di mappare l’organizzazione aziendale), a volte hanno adattato l’organizzazione alle capacità dello strumento o semplicemente hanno accettato di utilizzare qualcosa che non si adattava completamente alle loro necessità. Nel breve termine questo è funzionato ed ha risolto il problema. Nel lungo termine probabilmente non sarà sostenibile, poiché creerà inefficienza o sovraccarico nella comunicazione.
Personalmente ritengo che le aziende manifatturiere avranno la necessità di adottare uno strumento di collaborazione specificatamente progettato per il settore, anche se la loro diffusine nel mercato non è così comune.
Un’azienda di produzione (e mi riferisco specificatamente alle operations) è un’organizzazione gerarchica con una struttura molto ben definita. Da molti anni le industrie, con ogni sorta di processi, utilizzano il modello standard ISA-95 come base per chiarire come le informazioni debbano essere utilizzate e condivise in fabbrica. ISA-95 è un modello gerarchico che descrive l’impianto e l’interazione tra i suoi vari componenti. Ma è anche una chiara rappresentazione di come la maggior parte degli stabilimenti sono organizzati in termini di persone e team. Esso rappresenta anche un buon modo per descrivere come la comunicazione dovrebbe essere organizzata, a livelli gerarchici, per essere efficace.
Un valido strumento di collaborazione, progettato per le aziende manifatturiere, dovrebbe essere in grado di organizzare persone e team rispettando il modello ISA-95 della fabbrica, in modo da garantire che ogni informazione arrivi a tutti coloro che ne sono interessati, ma solo ed esclusivamente a loro.
Lo strumento dovrebbe inoltre essere facile ed immediato e progettato per essere accattivante ed efficace sia per chi lavora all’interno dello stabilimento, in un ambiente non particolarmente “user-friendly”, sia per chi lavora da remoto. Dovrebbe essere immediato da utilizzare e consentire lo scambio di messaggi brevi e diretti, ma anche di file, immagini e video. Dovrebbe consentire di ridurre la distanze di chi lavora da remoto dai colleghi, dall’impianto e dai problemi.
Una delle caratteristiche più interessanti, a mio avviso, dovrebbe essere la possibilità di consentire che macchine, linee di produzione o impianti di fabbrica entrino a loro volta a far parte del team assieme agli utenti. Mi piacerebbe vedere una confezionatrice che invia, in autonomia, un messaggio al team di confezionamento o al supervisore dell’area di confezionamento segnalando il suo stato, la sua efficienza o qualsiasi altra informazione utile. Mi piacerebbe avere, nel flusso di comunicazione, la condivisione di brevi informazioni su come sta andando la produzione, sulla capacità di raggiungere gli obiettivi attesi per il turno in corso, che provengono in automatico dalle macchine come parte integrante di un dialogo che coinvolge asset e utenti; qualcosa di molto più immediato e “smart” dei tipici report che vengono predisposti e generati in momenti specifici.
Essendoci meno persone che si muovono in stabilimento, ci saranno meno occhi che riconoscono i problemi e raccolgono informazioni. Il sistema, quindi, dovrebbe essere in grado di portare in modo autonomo ai lavoratori operanti da remoto, tutte le informazioni significative e necessarie per collaborare efficacemente con i loro colleghi in loco.
La collaborazione efficace sarà, a mio avviso, uno dei trend principali caratterizzanti i prossimi anni. Una normalità, che è cambiata repentinamente, richiede di reagire velocemente e di risolvere i nuovi problemi il prima possibile con strumenti dedicati. L’utilizzo di soluzioni generiche non sarà sostenibile nel medio o lungo termine. Come per molti altri aspetti per le aziende sarà una questione di essere o meno competitivi sul mercato.
“Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente che sopravvive. È quello più adattabile al cambiamento” è un’affermazione comunemente attribuita a Darwin, anche se probabilmente non l’ha mai pronunciata veramente, che si adatta molto bene a questa situazione di cambiamento. La capacità di adattarsi ad una nuova forma di collaborazione sarà un elemento fondamentale di successo!

Luigi De Bernardini su Automazione Industriale

by Martina Vaccaro

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